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Introduzione
Dopo una interruzione durata 23 anni, una nuova missione Americana (sotto la direzione della prof.ssa Susan Kane, Oberlin College, Ohio) si accinge a riprendere il lavoro archeologico a Cirene. Situata nella Libia orientale e inserita nella World Heritage List dell'UNESCO, Cirene fu nell'antichità il centro principale della Pentapoli Libica. Fondata alla fine del VII s. AC da coloni Greci, Cirene è rimasta sino alla fine della sua storia (conquista araba del 643 DC) una città greco-romana con peculiari caratteristiche elleniche.
La prima missione scientifico archeologica fu condotta a Cirene da Richard Norton all'inizio del XX secolo, per conto dell' Archaeological Institute of America. Successivamente altre missioni americane, italiane e britanniche hanno proseguito gli scavi per oltre un secolo.
Nel 1969 la più recente missione americana a Cirene cominciò gli scavi del Santuario extraurbano di Demetra e Persefone nello Wadi bel Gadir. Inizialmente il progetto si svolgeva sotto gli auspici del Kelsey Museum of Ancient and Medieval Archaeology della University of Michigan. Successivamente, quando nel 1973 il Direttore del Progetto, prof. Donald White, si trasferì alla University of Pennsylvania, il patrocinio venne trasferito al Museum of Archaeology and Anthropology della stessa Università.
Nel 1981, dopo sette stagioni di scavo e due di studio, il lavoro sul campo venne interrotto a causa dei problemi politici insorti tra Stati Uniti e Libia. La pubblicazione definitiva del lavoro condotto sino a qualla data ebbe inizio subito dopo; il primo volume di una serie di monografie patrocinate dal museo dell'Università apparve nel 1985 ed altri sei volumi furono poi pubblicati negli anni successivi.
Dopo la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Libia avvenuta nel 2004 un piccolo gruppo di archeologi e scienziati, tra i quali Susan Kane e Donald White, ha incontrato a Tripoli, nel luglio 2004, le autorità del Dipartimento di Antichità. Il risultato è stato un contratto annuale rinnovabile per riprendere il lavoro archeologico a partire dal giugno 2005 sotto la nuova denominazione di Cyrenaica Archaeological Project (CAP).
Attualmente il Progetto Archeologico Cirenaica sta pianificando la sua prima stagione di lavoro (giugno 2005). Insieme con un gruppo selezionato di esperti il CAP verificherà la situazione attuale esistente a Cirene al fine di programmare l'attività archeologica futura.
Ambiente e Contesto
Cirene fu la città principale della Pentapoli Libica o "Regione delle cinque città". Fondata alla fine del VII s. AC da coloni Greci, Cirene è rimasta sino alla fine della sua storia (invasione araba del 643 DC) una città greco-romana vitale e dotata di peculiari caratteristiche elleniche. La città antica si trova circa 13 km all'interno rispetto alla costa mediterranea, a 600 m di altezza sul margine di un altopiano calcareo noto oggi con il nome di Gebel-el-Akhdar o "Montagna Verde". L'altopiano forma una barriera naturale importante che separa la costa orientale libica dalla regione sahariana che si trova a sud. In inverno e all'inizio della primavera la barriera montagnosa blocca le nuvole cariche di pioggia che si muovono verso sud e ne trae pioggia sufficiente per lo sviluppo di un ambiente fertile, a clima temperato tipico del Mediterraneo settentrionale. Tutto ciò accade appena 64 km a nord del Sahara, notoriamente una delle regioni più aride della terra.
La prosperità di Cirene si basava sull'agricoltura e derivava dall'esportazione di grano, legumi, frutta, prodotti ottenuti dall'allevamento di pecore e capre, cavalli e dal commercio di una pianta erbacea assai ricercata, nota con il nome di silfio ed esclusiva del Gebel libico. La città, racchiusa da una cinta difensiva di mura in pietra, si estende su due grandi colline prospicienti. La collina di sudovest (sulla quale si trovano l'acropoli, l'agorà ed il foro) è completamente priva di costruzioni moderne. La collina di nordest è in gran parte sepolta sotto il vecchio villaggio arabo di Shahat e sotto terreni destinati a riforestazione con sempreverdi ed altri terreni coltivati, ed è tuttora, in buona parte inesplorata.
L'antico centro urbano era segnato da tre grandi strade principali. La strada della valle che segue il percorso in pendenza tra le due colline sino al Santuario di Apollo con il suo ingresso monumentale, i templi, gli altari, le fontane, un teatro e le terme di epoca romana. La seconda strada, che reca il nome del primo re della città, Batto, collega l'area dell'acropoli, tuttora non scavata, con il ginnasio della città ed il foro di età romana. La terza strada, infine, taglia l'asse principale della città ad est del foro. All'incrocio con la strada della valle si trovavano altri templi, una basilica ed una serie di importanti ville urbane risalenti al periodo romano. Nella parte nordest, all'interno della cinta muraria, si trova un impressionante tempio dorico dedicato a Zeus ed il circo o ippodromo della città, anch'esso non scavato. Un'ampia serie di necropoli, ricche di tombe anche molto elaborate tagliate nella roccia, fiancheggia le strade e gli wadi che conducono fuori città, in particolare nelle direzioni nord, sud ed ovest.
A sudest della città, nello Wadi bel Gadir, si trovano il Santuario extraurbano di Demetra e Persefone, un tempio greco scoperto di recente, un complesso teatrale ed inoltre, tuttora inesplorati, i sobborghi di Cirene e la necropoli che si estende lungo la strada che conduce da Cirene a Balagrae (la moderna el-Beida).
Il Santuario Extraurbano di Demetra e Persefone nello Wadi bel Gadir
La costruzione del Santuario extraurbano di Demetra e Persefone ebbe inizio appena una generazione dopo la fondazione iniziale di Cirene (620 AC circa) ed esso continuò ad essere in uso fino a tutto il periodo romano. Nel 262 DC il Santuario venne seriamente danneggiato da un grave terremoto ed infine totalmente distrutto nel 365 DC da un secondo terremoto ancora più rovinoso. Nel periodo del suo apogeo, che in termini architettonici sembra esser coinciso con l'epoca che va dal regno di Traiano a quello di Antonino Pio (98-161 DC), il Santuario copriva un'area di oltre 9000 m2. Le sue strutture erano distribuite su di un terreno in forte pendio, per una profondità di circa 20 m, interrotte da tre terrazzamenti principali noti come Santuario Inferiore, Medio e Superiore.
Il Santuario situato sulla collina è uno dei più grandi e meglio conservati tra quelli dedicati a Demetra e Persefone nel Mediterraneo orientale e consiste di tre livelli o terrazzamenti sostenuti da diversi muri di sostegno. L'area del Santuario Superiore è tuttora in gran parte inesplorata. L'importanza del Santuario ed i copiosi ritrovamenti testimoniano la ricchezza della città di Cirene; in sette stagioni di scavo venne rinvenuta una grande quantità di oggetti votivi che coprono tutta la vicenda storica del Santuario. Essi comprendono circa 4500 figurine di terracotta, circa 750 opere complete o frammenti di sculture e rilievi in marmo o calcare, una grande quantità di ceramiche di pregio di origine Attica (a figure rosse o nere), Corinzia, Rodia, Chiota e di altre località greco-orientali e della Laconia. Sono state ritrovate, inoltre, suppellettili di fattura pregiata di epoca ellenistica e romana, bronzetti votivi, gemme e scarabei di epoca arcaica, gioielleria, ceramiche, vetri, lucerne, iscrizioni e monete in oro, argento e bronzo.
In antico l'ingresso del Santuario si trovava nell'angolo nordoccidentale ed era raggiungibile dalla vicina cinta muraria della città per mezzo di un ponte che scavalcava il corso dello wadi. Una serie di stretti scalini tagliati nella roccia risaliva la ripida scarpata dello wadi al di sopra del ponte e permetteva di accedere all'agorà di Cirene, tramite un ingresso, ancora non individuato, attraverso i bastioni murari della città. Una scalinata monumentale univa il livello superiore del Santuario ad un complesso fortificato non ben identificato che si trovava ancora più in alto sulla grande collina che sorge verso sud. In epoca romana l'ingresso principale al Santuario Superiore era formato da propilei ornati con quattro colonne, collocati strategicamente di fronte all'incrocio tra la scalinata monumentale e la strada che allora correva lungo il margine dello wadi e conduceva verso i quartieri periferici sudorientali di Cirene. In questo modo il territorio del Santuario era collegato architettonicamente sia con la città che con il territorio extraurbano a sud. Un'ampia necropoli con tombe dalle facciate architettonicamente elaborate si estende sul lato nord dello Wadi bel Gadir e lungo la strada principale che porta a Balagrae. La vicinanza di questi cimiteri con l'area del Santuario è connessa con la presenza di divinità ctonie e con la loro funzione di protezione dei morti.
La società cirenea è un esempio ben documentato e complesso di mescolanza di popoli, soprattutto Greci, Libici, Egiziani tolemaici e Romani, realizzato attraverso la fusione sociale e culturale della società indigena con le ondate di nuovi colonizzatori. Nel corso del tempo lo sviluppo architettonico del Santuario extraurbano ha seguito da vicino le fortune ed il declino dalla città
I santuari rurali ed extraurbani sono spesso espressione della sovranità territoriale della polis greca - i riti che vi si svolgevano aiutano a comprendere la società, la cultura e la politica locali. Un Santuario collocato al di fuori della città, come nel caso di Cirene, suggerisce una intrinseca duplicità. Esso è in primo luogo uno spazio esclusivo attraverso il quale l'elemento sacro si inserisce nell'ambiente rurale circostante, segnando la separazione tra la città e lo spazio incontaminato della natura e tra la città ed il territorio delle altre comunità. Esso è però anche uno spazio che mira ad includere e serve, attraverso le sue festività, le forme cultuali, le pratiche rituali, come centro di espressione della cultura urbana e come luogo di mediazione con le popolazioni che abitano le aree circostanti.
La scelta delle divinità venerate, il periodo della fondazione, la collocazione sono tutti aspetti attraverso i quali il Santuario extraurbano dello Wadi bel Gadir conferma le teorie formulate da Polignac sui santuarii extraurbani nel mondo coloniale greco.
Fondato a distanza di una sola generazione dall'arrivo dei primi coloni, il Santuario dello Wadi bel Gadir segna la prima espansione territoriale della giovane colonia nell'area rurale circostante. Collocato sul fianco di una collina, presso una fonte, in una località periurbana (presso le mura della città, ma al di fuori di esse, inserito nella ricca campagna circostante) il Santuario si configura come un elemento di passaggio dalla città alla campagna. Esso era al tempo stesso elemento di congiunzione tra le due aree e affermazione della volontà di potenza della città sulla campagna.
Le divinità Demetra e Kore/Persefone con le lore feste agrarie, le Tesmoforie (che si sa essere state celebrate a Cirene), hanno avuto indubbiamente grande importanza per una città la cui economia era fondata prevalentemente sulla produzione di grano e l'allevamento del bestiame. I riti delle Tesmoforie, con l'enfasi data al succedersi ciclico delle stagioni, simboleggiano le preoccupazioni dell'antica città per un futuro sicuro, la nascita di un gran numero di nuovi cittadini di robusta costituzione e la crescita di raccolti sufficienti per nutrirli. La responsabilità della celebrazione dei riti era affidata alle donne sposate, in accordo con la concezione greca secondo cui le donne, nonostante le molte limitazioni imposte loro dalla società, detenevano comunque un potere inviolabile, quello del controllo sulla riproduzione.
Le Tesmoforie erano riti di grande importanza sia per le donne della città che per quelle che abitavano la campagna e lo erano anche per le tribù libiche locali che vivevano anch'esse di agricoltura e allevamento. A Cirene i festeggiamenti comprendevano una processione che aveva inizio nel tempio di Demetra sull'agorà cittadina e terminava nel tempio extraurbano, una processione che probabilmente ispirò al poeta cireneo Callimaco il suo "Inno a Demetra", composto quando egli lavorava come bibliotecario alla corte dei Tolomei ad Alessandria. Il procedere delle donne dall'interno della città allo wadi posto al di fuori aveva una precisa connotazione simbolica. La loro processione collegava la "città interna" con il "territorio esterno" e metteva in risalto il potenziale di fertilità di Cirene in quanto città nei confronti di coloro che vivevano al di fuori della polis. Rituali di questo tipo sottolineavano e collegavano, al tempo stesso, le diversità sociali.
Apparentemente le fasi più importanti delle Tesmoforie venivano celebrate nel Santuario dello Wadi bel Gadir, dove sono stati ritrovati i resti sacrificali di giovani maiali e le suppellettili infrante usate per i pasti rituali. I legami di alleanza, solidarietà e subordinazione, resi istituzionali durante le Tesmoforie, si rinsaldavano attraverso i pasti rituali che i partecipanti prendevano insieme. I pasti sacrificali erano anche il mezzo attraverso il quale coloro che controllavano l'accesso al cibo, ed in particolare alla carne, affermavano la propria autorità. Nel Santuario dello Wadi bel Gadir questo potere era appannaggio delle donne più eminenti della polis detenevano ed era utilizzato, probabilmente, per estendere la loro influenza sugli abitanti della regione. Per l'élite fondiaria della città controllare il culto dello Wadi bel Gadir, che simbolicamente proteggeva il territorio attorno alla polis, costituiva un fattore importante e conferiva un indubbio vantaggio.
Il Santuario extraurbano dello Wadi bel Gadir consente di ricostruire in dettaglio le attività cultuali locali in un arco di tempo che si estende per oltre 800 anni. I primi sei secoli del suo sviluppo architettonico rivelano il sovrapporsi di parti sepatate - muri esterni, terrazzamenti, passaggi, scalinate, porte di accesso, magazzini ed altri elementi disparati, le cui finalità rimangono sovente oscure, opere idriche e soprattuttto luoghi di culto a sé stanti il cui aspetto complessivo ci appare legato alle esigenze pratiche che si erano presentate fin dal primo manifestarsi del culto. Le modalità di realizzazione delle singole parti mettono in luce tendenze decisamente tradizionaliste. Allo stesso modo si può affermare che la disposizione d'insieme dei diversi elementi rivela una sorta di determinismo topografico in cui il sito, in opposizione a qualsiasi regola di tipo religioso/estetico, impone le sue norme e governa il risultato architettonico complessivo.
Lo stretto legame con la regione agricola circostante si manifestava non solo in elementi tangibili, quali la scala monumentale che portava ad un secondo complesso di edifici situato sulla cima della collina a sud, ma anche in precisi elementi economici, come gli introiti che provenivano dai campi coltivati e dai pascoli intorno. Questi dovevano essere almeno in parte proprietà del clero del Santuario o comunque soggetti alla loro tassazione. La ricerca futura stabilirà in quale misura il Santuario nella sua forma finale si "affacciasse" a nord verso le mura della città o a sud versi i campi di grano e i pascoli che si stendevano fino a Balagrae.
Per quasi tutta la sua durata il Santuario extraurbano è stato espressione della continuità e della memoria storica dell'élite cittadina. L'enfasi posta, con poche varianti locali, su una pratica cultuale della tradizione greca è in linea con quanto affermato circa la cultura cirenea in generale e cioè che si trattasse di una combinazione di elementi tradizionali ellenici, greco-contemporanei, libici e romani. Questa città fortemente conservatrice era controllata da una aristocrazia fondiaria che poggiava i propri interessi agrari sul culto di Demetra e di sua figlia Persefone praticato nel Santuario extraurbano dello Wadi bel Gadir e che attraverso i riti celebrati in esso estendeva l'autorità della polis su tutto il territorio attorno.
Staff del progetto e Collaborazioni
Prof. Susan Kane, Direttore (Oberlin College, Ohio), Archeologo
Prof. Donald White, (University of Pennsylvania), Archeologo
Prof. Sam Carrier (Oberlin College, Ohio), Tecnologie informatiche
Dr. Donato Attanasio (ISM-CNR, Roma), Archeometra
Prof. Joyce Reynolds (Cambridge University), Epigrafista
Dr. Mary Knight (New York University), Storico
University of Birmingham, Institute of Archaeology and Antiquity
Prof. Vince Gaffney, Richard Cuttler, Helen Goodchild, Dr. Andy Howard, Dr. Gareth Sears
Aptigent
James Barker, Steve Cox, Paul McKey
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